Urbani Tartufi e Boss In Incognito: un’occasione in più per raccontarsi e mettere le persone al centro

È passato poco meno di un mese dalla partecipazione della Urbani Tartufi alla trasmissione televisiva di Rai Due, Boss in Incognito, e non si fermano gli attestati ricchi di stima ed empatia da parte delle tante persone che ne hanno seguito la messa in onda, il passato 11 marzo. Per chi già conosceva la trasmissione di Rai Due condotta da un camaleontico Max Giusti, probabilmente quella che ha coinvolto la Urbani Tartufi e il suo direttore generale Andrea Pascolini - trasformatosi per l’occasione in un apprendista un po’ goffo ma dall’occhio attento e dal cuore sensibile come Sandrino - è stata una puntata tra le tante che rendono questo format un’interessante lente attraverso cui osservare da vicino le numerose realtà presenti nel nostro paese, sinonimo del Made in Italy.

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Un’opportunità per raccontare l’Italia e il suo saper fare attraverso le persone che spesso si celano dietro il successo e la qualità che rende uniche molte delle nostre imprese. Come la Urbani Tartufi, da sempre esempio di italianità nel mondo e modello di azienda famigliare, per la quale la puntata di cui è stata protagonista nel programma di Rai Due si è trasformata in un’esperienza unica e speciale, che ha saputo coinvolgere con autenticità le persone che ogni giorno vivono l’azienda come luogo in cui svolgere il proprio lavoro con passione, serietà e spirito di sacrificio.

Tutti valori che segnano la filosofia e la storia di una realtà imprenditoriale nata oltre 170 anni fa e ancora fortemente radicata nel rispetto delle proprie radici e delle persone.

Gli stessi valori che abbiamo potuto riscontrare e vivere con empatia ed emozione anche negli spaccati privati di chi all’interno della Urbani Tartufi è stato reso protagonista di questa esperienza.

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Come Vania, la mamma, la donna, l’artista, la sognatrice, ma anche la lavoratrice instancabile e grata. O Andrea, un giovane uomo con alle spalle una storia di dolore trasformatosi in amore e con davanti il sogno sempre più reale di costruire una fattoria e una famiglia. Come Antonella, con cui abbiamo viaggiato per il mondo, apprezzando la fantasia e lo spirito di sacrificio con cui una donna discreta ha reso grande il proprio senso di esistenza, fuori e dentro il posto di lavoro.

E ancora abbiamo viaggiato tra i sentimenti e i confini con Manolita, la donna sempre pronta a imparare, che dall’Albania è arrivata in Italia con un carico di coraggio che le ha permesso di seguire i sogni che l’hanno guidata verso incontri speciali. E un’altra storia speciale è quella di Chiara, la mamma che non si arrende e dedica ogni giorno della sua esistenza alla ricerca del benessere sociale della propria figlia, trovando quell’amore e quel sostegno di cui ha bisogno umanamente anche nel luogo in cui lavora.

Un‘occasione unica, quella di Boss in Incognito, che ha saputo avvicinare ed emozionare spettatori e diretti interessati, resa ancora più speciale dall’incontro di tutte le persone coinvolte che hanno ripercorso quei momenti insieme, riuniti davanti a un grande schermo in quella che è stata ed è la cornice in cui quotidianamente l’umanità che la vive lavorandoci tesse una tela fatta di storie vere, sentimenti, scelte, valori ed esempi per cui vale la pena essere grati.

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